lunedì, agosto 21, 2006
SPENDERE MENO O CONSUMARE DI PIU'?
Nel nostro facondo paese si parla sempre di tutto, anche e soprattutto quando non si ha nulla da dire. Figurarsi, dunque, se un tema come la vendita dei farmaci nei supermercati non avrebbe finito per scatenare la nostra irrefrenabile passione per le chiacchiere.Sull'argomento si è infatti letto di tutto e di piu' e c'è da credere che molti farmacisti italiani abbiano dovuto saccheggiare le scorte di calmanti e antiacidi, per sopportare l'urto di nervi e i bruciori di stomaco originati dalle approssimazioni (e dalle invenzioni) che è accaduto di sentire e leggere sull'argomento.In mezzo alla canizza, tuttavia, spulciando tra le tonnellate di parole spese sull'argomento e prestando la dovuta attenzione ai dettagli (dove notoriamente si cela il diabolico), si possono anche trovare - rari nantes in gurgite vasto - elementi in grado di aiutare a comprendere molte cose sul decreto Bersani e sulle sue piu' autentiche finalita'.A me, per esempio, hanno colpito alcuni dati - a prima vista banali - pubblicati dal piu' autorevole foglio economico nazionale, Il Sole 24 Ore, e riferiti alla spesa per i farmaci cosiddetti "da banco" in Italia e in alcuni altri paesi europei. Secondo le cifre riportate dal quotidiano di Confindustria, i produttori italiani di farmaci da automedicazione hanno ben ragione a lamentarsi per le condizioni del nostro mercato:se un italiano mediamente spende 38 euro all'anno per acquistare farmaci senza ricetta,uno svizzero sborsa infatti tre volte tanto (116 euro)un francese e un tedesco piu' del doppio (82 e 78 euro)e un inglese sensibilmente di piu' (65 euro).Differenze notevoli ma note da tempo, dira' qualcuno. Si tratta in ogni caso di differenze che, a leggerle bene e a incrociarle con alcune delle parole in liberta' sentite in questi giorni, possono suscitare pensieri interessanti. Proviamo, ad esempio, a metterle in relazione con uno dei tormentoni preferiti dalle nostrane associazioni di consumatori e cioè che i farmaci senza ricetta negli altri paesi europei costano molto meno che in italia proprio"grazie a condizioni di mercato piu' libere e concorrenziali".Prendendola per buona, l'affermazione porta a concludere che se in Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania i farmaci OTC costano la meta' che da noi, è del tutto evidente che i cittadini di quei paesi debbono consumarne quantita' tre o quattro volte superiori alla nostra. Altrimenti non si potrebbe davvero spiegare come raggiungano i loro sostanziosi livelli di spesa annua. E' pero' ragionevole ritenere che il differenziale dei prezzi tra il nostro Paese e gli altri non sia quello elevatissimo denunciato dai consumatori e che lo scarto nei consumi non arrivi a queste eclatanti dimensioni.Ma si tratta in ogni caso di uno scarto davvero rilevante e tale da condurre a una conclusione obbligata:In Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania si consumano piu' farmaca da banco che da noi (per inciso, vi si consumano anche piu' farmaci etici, con la sola eccezione, in questo caso, degli inglesi)Ora, di fronte a questa evidenza, si puo' legittimamente pensare che il decreto Bersani, dichiaratamente destinato a favorire la concorrenza anche nel nostro settore, si preoccupi, in via tutt'altro che residuale, di creare le condizioni per vendere piu' farmaci. A beneficio, certo, di chi sara' ammesso a commerciarli.Ma soprattutto di chi li produce e che sa bene che tra 38,65,78, 82 e (che cuccagna!) 116 euro di spesa pro-capite annua c'è una bella differenza.Insomma, potremmo essere in presenza di una mossa politica da manuale: come soddisfare gli interessi di due piccioni grassi (la grande distribuzione e l'industria) con la favetta della nobile causa (la liberalizzazione) e godendo del sostanziale favore della pubblica opinione.E i consumatorii, in nome e a beneficio dei quali sarebbe stato varato il decreto sulla competitivita'?Oh, loro saranno ben felici di risparmiare il 30 o piu' per cento sui loro acquisti di OTC: su 38 euro annui, pensate, fanno la bella cifra di 11 euro e mezzo. Ma su 78 sono ben 23 euro. Percio' vuoi mettere la soddisfazione quando scopriranno a fine anno di aver speso non i 38 euro di oggi, ma "solo" 55?Saranno felici anche i loro sedicenti rappresentanti, le bellicose organizzazioni consumeriste, c'è da scommeterci: perchè finalmente avranno una qualche ragione a denunciare ogni due per tre che gli italiani ingurgitano troppi farmaci e bisognerebbe far qualcosa per impedirlo...Lo confesso, certo che qualcuno tra voi comprendera': mi vado convincendo che questo non sia un paese, ma il set di scherzi a parte.
 
posted by Anonimo at 8/21/2006 10:33:00 PM | Permalink |


7 Comments:


  • At 22 agosto, 2006 16:17, Blogger Cix

    In Italia si vendono meno farmaci da banco perché i farmacisti fanno gli indiani: ti dicono che ne sono sprovvisti...cosí ti vendono i farmaci piú cari sui quali hanno maggiori margini.
    E' sbagliatissimo vendere farmaci come siano pane o latte: sarei favorevole alla vendita nei supermercati delle sole soluzioni placebo. Preferisco che mi dia un consiglio l'indiano di cui sopra, piuttosto che auto-diagnosticarmi-medicarmi. Ed io ho 30 anni e un titolo di studio, ma la vecchietta di 105 co' la terza elementare che dirá? Mi dia 3 etti de pasticche...de quelle bbone!!!

     
  • At 23 agosto, 2006 20:47, Blogger atta

    il decreto bersani è stata solo una marchetta alle coop dal governo per essere stato votato. di questo decreto ne traggono vantaggio solo le case farmaceutiche e la distribuzione.
    normalmente se devo comprare qualche medicina, tranne i preservativi, vado alla farmacia di zona che mi conosce e di certo non mi dirà che mancano i medicinali da banco.
    cmq, per fare un esempio sciocco, un'aspirina generica, costa 0,14 € cad, 2,8o € a cf. quanto vuoi pagarla alla coop? meno?
    secondo voi questo libererà il mercato? secondo voi le case farmaceutiche vendendo più medicine da banco abbasseranno le altre? ci stiamo prendendo in giro?
    ed in più, per diventare farmacista, ci si fa un bel culo, vogliamo ridurli a fare i commessi dopo che si sono fatti un culo così? sono contro le lobby ma rendiamo giustizia a chi la merita, non mi sembra giusto screditare il lavoro di un farmacista come quello di un notaio, di un avvocato di un architetto ecc. che si sono spaccati per conseguire quel cazzo di pezzo di carta.
    Attenzione, come dice un mio caro amico, ci stanno prendendo in giro livellandoci in basso e guadagnando solo loro ( il governo)

     
  • At 23 agosto, 2006 21:00, Blogger atta

    ancora una piccola parentesi, i farmacisti pagano alla consegna alle case farmaceutiche e le asl , tipo quelle campane, devono ancora rimborsare i farmacisti, quindi il sistema farmaceutico italiano non ne trae vantaggio, anzi. calcolando che, senza esagerare, in piccola parte è sostenuto dai farmacisti, che, hanno soldi a palanche e non voglio difenderli in assoluto, ma neanche penalizzarli.

     
  • At 23 agosto, 2006 22:02, Blogger Cix

    Perfettamente d'accordo su chi ci guadagna e chi ci perde, oltre al discorso etico-professionale.

     
  • At 24 agosto, 2006 14:17, Blogger atta

    Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

     
  • At 24 agosto, 2006 14:18, Blogger atta

    fiumicino è pieno di taxi, sempre. combattiamo le lobby dei farmacisti e dei notai con altri mezzi.
    questo decreto va contro i consumatori, proprio perchè invoglia a comprare più medicine da banco che non fanno certo bene se assunte con troppa facilità. non credo che un laureato in farmacia sia contento di lavorare in un supermercato. come al solito cerchiamo di livellare verso il basso le professioni che dovrebbero al contrario assicurare una professionalità ed un servizio non proprio da supermercato.

     
  • At 25 agosto, 2006 16:15, Blogger Cix

    Ma chi é quel coglione che ha pensato di mettere un farmacista alla GS?
    Ma dite sul serio?
    E allora sará...Mi dia 3 etti de pasticche...de quelle bbone!!!