SPENDERE MENO O CONSUMARE DI PIU'?
Nel nostro facondo paese si parla sempre di tutto, anche e soprattutto quando non si ha nulla da dire. Figurarsi, dunque, se un tema come la vendita dei farmaci nei supermercati non avrebbe finito per scatenare la nostra irrefrenabile passione per le chiacchiere.Sull'argomento si è infatti letto di tutto e di piu' e c'è da credere che molti farmacisti italiani abbiano dovuto saccheggiare le scorte di calmanti e antiacidi, per sopportare l'urto di nervi e i bruciori di stomaco originati dalle approssimazioni (e dalle invenzioni) che è accaduto di sentire e leggere sull'argomento.In mezzo alla canizza, tuttavia, spulciando tra le tonnellate di parole spese sull'argomento e prestando la dovuta attenzione ai dettagli (dove notoriamente si cela il diabolico), si possono anche trovare - rari nantes in gurgite vasto - elementi in grado di aiutare a comprendere molte cose sul decreto Bersani e sulle sue piu' autentiche finalita'.A me, per esempio, hanno colpito alcuni dati - a prima vista banali - pubblicati dal piu' autorevole foglio economico nazionale, Il Sole 24 Ore, e riferiti alla spesa per i farmaci cosiddetti "da banco" in Italia e in alcuni altri paesi europei. Secondo le cifre riportate dal quotidiano di Confindustria, i produttori italiani di farmaci da automedicazione hanno ben ragione a lamentarsi per le condizioni del nostro mercato:se un italiano mediamente spende 38 euro all'anno per acquistare farmaci senza ricetta,uno svizzero sborsa infatti tre volte tanto (116 euro)un francese e un tedesco piu' del doppio (82 e 78 euro)e un inglese sensibilmente di piu' (65 euro).Differenze notevoli ma note da tempo, dira' qualcuno. Si tratta in ogni caso di differenze che, a leggerle bene e a incrociarle con alcune delle parole in liberta' sentite in questi giorni, possono suscitare pensieri interessanti. Proviamo, ad esempio, a metterle in relazione con uno dei tormentoni preferiti dalle nostrane associazioni di consumatori e cioè che i farmaci senza ricetta negli altri paesi europei costano molto meno che in italia proprio"grazie a condizioni di mercato piu' libere e concorrenziali".Prendendola per buona, l'affermazione porta a concludere che se in Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania i farmaci OTC costano la meta' che da noi, è del tutto evidente che i cittadini di quei paesi debbono consumarne quantita' tre o quattro volte superiori alla nostra. Altrimenti non si potrebbe davvero spiegare come raggiungano i loro sostanziosi livelli di spesa annua. E' pero' ragionevole ritenere che il differenziale dei prezzi tra il nostro Paese e gli altri non sia quello elevatissimo denunciato dai consumatori e che lo scarto nei consumi non arrivi a queste eclatanti dimensioni.Ma si tratta in ogni caso di uno scarto davvero rilevante e tale da condurre a una conclusione obbligata:In Francia, Regno Unito, Svizzera e Germania si consumano piu' farmaca da banco che da noi (per inciso, vi si consumano anche piu' farmaci etici, con la sola eccezione, in questo caso, degli inglesi)Ora, di fronte a questa evidenza, si puo' legittimamente pensare che il decreto Bersani, dichiaratamente destinato a favorire la concorrenza anche nel nostro settore, si preoccupi, in via tutt'altro che residuale, di creare le condizioni per vendere piu' farmaci. A beneficio, certo, di chi sara' ammesso a commerciarli.Ma soprattutto di chi li produce e che sa bene che tra 38,65,78, 82 e (che cuccagna!) 116 euro di spesa pro-capite annua c'è una bella differenza.Insomma, potremmo essere in presenza di una mossa politica da manuale: come soddisfare gli interessi di due piccioni grassi (la grande distribuzione e l'industria) con la favetta della nobile causa (la liberalizzazione) e godendo del sostanziale favore della pubblica opinione.E i consumatorii, in nome e a beneficio dei quali sarebbe stato varato il decreto sulla competitivita'?Oh, loro saranno ben felici di risparmiare il 30 o piu' per cento sui loro acquisti di OTC: su 38 euro annui, pensate, fanno la bella cifra di 11 euro e mezzo. Ma su 78 sono ben 23 euro. Percio' vuoi mettere la soddisfazione quando scopriranno a fine anno di aver speso non i 38 euro di oggi, ma "solo" 55?Saranno felici anche i loro sedicenti rappresentanti, le bellicose organizzazioni consumeriste, c'è da scommeterci: perchè finalmente avranno una qualche ragione a denunciare ogni due per tre che gli italiani ingurgitano troppi farmaci e bisognerebbe far qualcosa per impedirlo...Lo confesso, certo che qualcuno tra voi comprendera': mi vado convincendo che questo non sia un paese, ma il set di scherzi a parte.
In Italia si vendono meno farmaci da banco perché i farmacisti fanno gli indiani: ti dicono che ne sono sprovvisti...cosí ti vendono i farmaci piú cari sui quali hanno maggiori margini.
E' sbagliatissimo vendere farmaci come siano pane o latte: sarei favorevole alla vendita nei supermercati delle sole soluzioni placebo. Preferisco che mi dia un consiglio l'indiano di cui sopra, piuttosto che auto-diagnosticarmi-medicarmi. Ed io ho 30 anni e un titolo di studio, ma la vecchietta di 105 co' la terza elementare che dirá? Mi dia 3 etti de pasticche...de quelle bbone!!!